O di Otranto italiano - www.marcoadinolfi.com

M A R C O A D I N O L F I
Vai ai contenuti


A D I N O L F I -  S E L E C T E D   W O R K S                                                                                                                                                                             


O di Otranto
Installazione - 300 x 200 cm
Anno 2002 - Installazione (legno, terracotta, lana, fili di ferro zincato, fogli acetati, stampa)

"O di Otranto" è un’installazione realizzata nei primi anni 2000, in risposta alle prime notizie degli sbarchi di migranti sulle coste salentine, nei pressi di Otranto. All’epoca, il fenomeno dei “barconi” non era ancora diffuso come oggi e l’immagine di corpi ammassati su fragili imbarcazioni, in cerca di una vita migliore, suscitò un forte impatto emotivo.
"O di Otranto" parla di migrazioni, vagabondaggio, di quei flussi perpetui che avvengono nello spazio o nella mente, legati alla ricerca di una ‘condizione migliore’ fisica o interiore, reale o immaginaria.
"O di Otranto" è dedicata a tutti coloro che ‘fuggono’ aggrappati alla speranza di trovare un rifugio che spesso è invece solo un ‘porto sospeso’.
L’opera, pur radicandosi in una riflessione sul presente, trae ispirazione da un antico rito shintoista: una struttura lignea simile a uno spartito musicale, su cui vengono appese pergamene e tavolette votive tramite fili rossi, lasciate ondeggiare dal vento. In O di Otranto, le pergamene lasciano spazio a 58 volti scolpiti – simili, ma tutti diversi – ciascuno incorniciato da un rettangolo in filo di ferro che richiama la forma della pergamena. Dove i volti mancano, compaiono scritte: sette frasi “surreali” che possono essere lette senza un ordine definito, lasciando al visitatore la libertà di costruire un proprio percorso interpretativo.
O di Otranto si fa così luogo di memoria e sospensione, un altare laico dedicato alla dignità del viaggio, della speranza, dell’umana ricerca di un altrove.



.

O di Otranto


Tribù di piume percosse alla corte di un porto sospeso.

Sull'albero dei concetti inespressi , al vento si levano radici di inutili pensieri in esilio dipinti in bianco e nero.

Il vuoto episodio quasi muto racconta di nobili pietosi e di un brigante nascosto dietro le parole.

La ragione faceva parte del gruppo dei sospetti poi neanche le prime stelle intonarono la notte.

Dentro il mare la sabbia traslocò in un bosco di punti interrogativi. Oltre il  "là" delle sue imprese " guardò" una voce suggerirle il silenzio.

Di qui si esce all'ombra delle migliaia di orme lasciate da nessuno.

La rotta delle navi sfogliava diverse parti della sua follia in segni lasciati dove neppure la firma ne percepì il silenzio.
marco adinolfi © 2026 - tutti i diritti riservati / all rights reserved
Torna ai contenuti